Compliance in materia di corruzione e PMI: il Toolkit dell’OECD

di  Megi  Trashaj,  Dottoranda in  Diritto penale;  Avvocato

 

 

1. Il Toolkit pubblicato dell’OECD

Nel dicembre del 2022 l’OECD (Organization for Economic Co-operation and Development) ha pubblicato il Toolkit for raising awareness and preventing corruption in SMEs.

 

Il documento, evidenziate le criticità che avvertono le piccole e medie imprese nel conformarsi ai migliori standard di compliance in materia di corruzione internazionale, è diretto ai diversi soggetti, pubblici o privati, che vengono in contatto quotidianamente con questa realtà produttiva e che, nell’esercizio delle loro funzioni, possono implementare la conformità all’interno di dette aziende.

 

 

2. Le PMI: diffusione nel mondo e carenze in ambito compliance

Le c.d. small and medium enterprises (SMEs) rappresentano la forma più diffusa di impresa a livello globale.

 

In Italia, come noto, il dato è particolarmente rilevante: stando infatti alle rilevazioni più recenti, il 99,5% delle imprese italiane conta meno di 50 dipendenti. Negli Stati dell’Unione Europea i numeri appaiono analoghi, se si tiene conto che le PMI rappresentano il 99% del totale. Guardando al contesto internazionale, esse compongono il 70 – 95% delle aziende nel mondo (Toolkit, p. 6).

 

Con riferimento a tali imprese l’OECD segnala che, seppure la loro esposizione a fenomeni corruttivi sia comparabile a quella delle grandi società, le PMI avvertono particolari difficoltà nell’adeguarsi alle best practices in materia di corruzione: «SMEs often lack even rudimentary anti-corruption compliance structures» (Toolkit, p. 6).

 

Le difficolta per queste imprese di uniformarsi agli standard di compliance più avanzati sono note e ampiamente commentate nel dibattito pubblico. In particolare, la sovrapposizione tra proprietà e controllo e la gestione ‘informale’ dei processi produttivi fungerebbe da ostacolo a una corretta organizzazione interna in senso compliant. Se taluni ritengono che il modello della compliance d’impresa mal si attagli a un tale contesto, le indicazioni provenienti dall’OECD assumono una particolare rilevanza, non soltanto nello specifico campo del contrasto alla corruzione.

 

 

3. Le PMI, a differenza delle grandi imprese, hanno poche risorse e «modesta complessità organizzativa»

La principale ragione alla base delle problematiche legate alla implementazione di una corretta compliance, con riferimento al reato di corruzione, è individuata dall’OECD nel fatto che le PMI hanno – rispetto delle large companies – risorse limitate da investire, tra le altre cose, nella compliance (Toolkit, p. 3).

 

All’assenza di «resources» si aggiungono anche ulteriori peculiarità relative alle imprese di modeste dimensioni.

 

Com’è stato messo in risalto dalla dottrina interna, tali profili attengono, essenzialmente, alla sovrapposizione tra gestione e proprietà, alla gestione ‘padronale’ di aziende a capitale familiare e alla conseguente modesta complessità organizzativa. Si tratta di elementi che, alle nostre latitudini, hanno spinto alcuni autori ad interrogarsi criticamente sulla compatibilità tra il sistema di responsabilità da reato degli enti ex d.lgs. n. 231/2001 fondato sulla compliance e le piccole e medie imprese (F. Centonze, 2016).

 

 

4. Le due ragioni per le quali nelle PMI c’è assenza di compliance 

Individuati gli elementi che differenziano SMEs e large companies, l’OECD si focalizza sui motivi specifici da cui derivano le carenze di compliance anticorruzione in ambito internazionale. La scarsa disponibilità di risorse economiche, infatti, se da una parte può differenziare la piccola impresa dalla grande azienda (e dunque generare per la prima più difficoltà nell’implementazione della compliance), dall’altra non spiega perché le imprese di limitate dimensioni decidano di utilizzare il proprio budget (ingente o moderato che sia) per qualcosa di estraneo alla compliance.

 

La ragione principale per cui le PMI non si dotano di programmi anticorruzione sarebbe, secondo la OECD, da individuarsi nell’idea (tanto generalizzata quanto semplice) secondo la quale la compliance – in tale settore e con riferimento a questi enti – non serva. In relazione a questo aspetto, purtroppo, le parole dell’OECD non sono chiarissime: non si comprende infatti se il problema della compliance sia sottovalutato o se le imprese ritengano che le misure preventive non siano comunque in grado di contenere il reato.

 

In riferimento alle SMEs, inoltre, coloro che amministrano e gestiscono la società hanno in prevalenza funzioni estranee all’ambito della conformità normativa e, di conseguenza, soffrono di una carenza di conoscenze in ambito compliance, conoscenze che non sono in grado di colmare perché troppo impegnati negli affari della società («too busy with the company’s business», Toolkit, p. 6)

 

 

5. I soggetti chiamati ad intervenire per risolvere le carenze di compliance

Alla luce di tali osservazioni, l’OECD individua non già delle misure dirette alle medesime SMEs, ma un catalogo di soggetti pubblici e privati la cui attività può favorire la corretta adozione da parte di tali tipologie di imprese di misure di compliance anticorruzione (Toolkit, p. 11).

 

Tali soggetti sarebbero:

  • le autorità pubbliche, con l’elaborazione di linee guida pensate su misura delle diverse PMI, con l’analisi del ‘rischio corruzione’ presente negli Stati con cui le imprese nazionali si interfacciano e, in ultimo, con l’implementazione delle attività di controllo nei settori ad alto rischio;

 

  • le organizzazioni internazionali, attraverso attività di raccolta dati a livello mondiale, sensibilizzazione ed elaborazione di guide e best practices;

 

  • le organizzazioni imprenditoriali, individuando rischi e problemi che le PMI devono affrontare nei diversi settori produttivi;

 

  • le associazioni professionali, promuovendo standard deontologici tra i diversi professionisti (in primis avvocati e commercialisti) che forniscono consulenza alle PMI;

 

  • le grandi imprese, attraverso la nota pressione che possono esercitare sulla catena di fornitura;

 

  • le organizzazioni della società civile, aiutando le PMI a comprendere i benefici correlati all’adozione di programmi di compliance in materia di anticorruzione e supportando quelle imprese che vogliano denunciare pratiche corruttive.

 

 

6. Le Indicazioni generali dell’OECD in materia di anticorruzione nelle PMI

Prima di indicare nel dettaglio le dieci strategie utili per il contrasto della corruzione nell’ambito delle SMEs, l’OECD fornisce delle istruzioni di contesto partendo dalla necessità di ‘insegnare’ alle PMI gli effetti positivi della conformità e finendo con indicazioni sulle modalità con le quali costruire e poi monitorare la compliance nelle le piccole e medie imprese.

 

Il primo dei tips dell’OECD mira a contrastare l’idea, secondo l’OECD particolarmente diffusa nelle SMEs, che la compliance non serva: «Convincing SMEs that “compliance is good for business”». È con questo obiettivo, dunque, che i soggetti indicati poc’anzi (partendo dalle autorità e finendo con le organizzazioni della società) devono divulgare tutti i dati e le informazioni relative al positivo impatto della compliance sull’attività imprenditoriale (Toolkit, p. 16).

 

Restando ancora in questo ambito, l’OECD rammenta l’importanza, al fine di prevenire la corruzione,

  • della trasparenza nell’esercizio del potere pubblico e della digitalizzazione (in particolare con riferimento ai metodi di pagamento);

 

  • dello sviluppo di standard di compliance pensati appositamente per le PMI;

 

  • di rifuggire dall’approccio “one size fits all nel momento della costruzione delle strategie di compliance guardando, con riferimento alle singole società, alla loro dimensione, al settore in cui operano, al tipo di operazioni che compiono ecc.;

 

  • di promuovere pubbliche consultazioni invitando le imprese a discutere di punti di vista e bisogni;

 

  • di rivedere periodicamente le strategie di compliance adottare al fine di accertare la loro perdurante adeguatezza e per tenere in considerazione fenomeni che coinvolgono l’intera società quali quelli relativi a crisi sanitarie, economiche o politiche.

 

 

7. Le dieci indicazioni specifiche dell’OECD per la compliance anticorruzione nelle PMI

Passando dalle indicazioni generiche a quelle più specifiche, l’OECD raccomanda ai soggetti sopra individuati di impegnarsi nell’implementare la compliance in materia di corruzione internazionale seguendo dieci direttrici.

 

In particolare, è richiesto ai menzionati attori pubblici e privati, a seconda delle loro funzioni, di intervenire

 

  • sviluppando strumenti online chiari e facilmente accessibili volti a diffondere linee guida generali in materia di anticorruzione nelle PMI;

 

  • diffondendo orientamenti anticorruzione per nuovi esportatori e investitori attraverso opuscoli, manuali e guide gratuite;

 

  • rendendo disponibile una formazione sulla compliance di tipo semplice, accessibile e interattiva per i dipendenti delle PMI attraverso, a titolo esemplificativo, piattaforme e-learning;

 

  • fornendo linee guida in materia di due diligence con riferimento alle cd. third party che operano all’estero per selezionare partner stranieri (sulla base del presupposto che il coinvolgimento di third party aumenta esponenzialmente il rischio di corruzione);

 

  • fermo restando un sistema di sanzioni – efficaci, dissuasive e proporzionali – per le imprese che operano nell’illegalità, implementando gli incentivi e le ricompense per le PMI che si conformano agli standard etici (carrots and sticks approach), anche attraverso l’istituzione di registri pubblici di PMI ‘etiche’;

 

  • fornendo un sostegno pubblico mirato alle PMI che operano all’estero anche attraverso la formazione a diplomatici o altri agenti pubblici che prestano servizio fuori dai confini;

 

  • facilitando l’accesso alla casistica relativa alle azioni repressive intraprese dalle autorità contro i fatti illeciti (attraverso, per esempio, comunicati stampa o appositi corsi sul tema);

 

  • incoraggiando le grandi aziende a fornire sostegno alle PMI in materia di compliance anticorruzione attraverso incentivi che portino le prime a motivare e finanziare gli sforzi di conformità compiuti dalle SMEs;

 

  • sostenendo il whistleblowing per fare in modo che anche per le PMI si creino idonei canali di reporting. Operazione da compiersi tenendo a mente che, con riferimento a questa tipologia di azienda, sussiste una forte esigenza di centralizzazione che potrebbe essere presa in carico dagli Stati o dalle organizzazioni imprenditoriali;

 

  • supportando le PMI in tempi di crisi (es. pandemiche) affinché esse resistano alla tentazione di cimentarsi in pratiche corruttive.

 

 

8. L’utilità del Toolikt: come implementare la compliance nelle PMI non solo con riferimento alla corruzione internazionale

Il Toolkit recentemente diffuso dall’OECD, come visto, riaccende i riflettori su una tematica molto discussa in Italia, dove da più parti si critica la circostanza per cui il d.lgs. n. 231/2001 non dedica una specifica attenzione alle PMI. Come noto, infatti, in questa disciplina si rinviene il solo art. 6, co. 4, che consente a tali tipologie di imprese (non meglio definite) di procedere a una costruzione ‘semplificata’ dell’organismo di vigilanza.

 

Il documento sottoposto ad analisi, dunque, assume particolare rilievo perché mostra come le problematiche presenti nel nostro Paese in materia di compliance nelle PMI siano diffuse anche in altri Stati firmatari della Convenzione OECD.

 

Nell’attesa di vedere se e come le linee di intervento dell’OECD saranno recepite dai soggetti ai quali sono indirizzate, inoltre, possiamo constatare che – seppure il Toolkit sia stato elaborato per aiutare a prevenire fenomeni di corruzione internazionale – alcune delle indicazioni in esso contenute possono venire in rilievo anche per altri tipi di illeciti che prescindono sia dal reato di corruzione che dal profilo della transnazionalità. Si pensi, per esempio, alle indicazioni dell’OECD (sopra esposte) in materia di whistleblowing e alla necessità di centralizzare la gestione del reporting per le PMI o a quelle che chiedono l’intervento delle grandi imprese per un aumento della compliance nella catena di fornitura.

 

 

Clicca qui per leggere il Toolkit for raising awareness and preventing corruption in SMEs, OECD, 2022.