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Accesso alla giustizia nella Corporate Sustainability Due Diligence Directive

30 Settembre 2025

Il 7 e 8 aprile 2025 si è tenuto il Simposio di Vienna, un evento organizzato da diverse istituzioni europee per i diritti umani (nello specifico, la Commission nationale consultative des droits de l’homme, il Danish Institute for Human Rights, la EuropeanUnion Agency for Fundamental Rights, e il German Institute for Human Rights), che ha riunito circa 60 esperti provenienti da 13 giurisdizioni dell’Unione Europea per approfondire i meccanismi di accesso alla giustizia previsti dalla Direttiva sulla Due Diligence in materia di Sostenibilità Aziendale (CSDDD). Nel settembre 2025, è stato pubblicato un report dell’evento, che costituisce un prezioso strumento per orientarsi nel tema.

Tra gli obiettivi del Simposio di Vienna vi erano quelli di verificare gli strumenti concepiti dalla Direttiva in termini di accesso alla giustizia delle vittime di violazione dei diritti umani da parte delle imprese e di strumenti risarcitori e riparatori che possono essere attivate nei confronti di queste. Da segnalare come il Simposio, sebbene concepito in modo tale da discutere di studi e report redatti per tale occasione, si è altresì soffermato sull’impatto della proposta Omnibus I – che ha determinato una significativa delimitazione degli obblighi in capo alle imprese –pubblicata poco prima di tale evento.

Gli esperti hanno quindi analizzato in dettaglio le tre principali modalità di accesso alla giustizia previsti dalla CSDDD in materia di tutela dei diritti umani:

• la responsabilità civile,
• la vigilanza amministrativa
• i meccanismi di riparazione aziendali come parte degli obblighi di due diligence in materia di diritti umani.

Il report sottolinea come la CSDDD sia una soluzione incompleta al problema della frammentazione degli standard giuridici all’interno dell’UE. Tra i punti critici evidenziati, che si rifletteranno negativamente nel recepimento della direttiva, vengono individuati, ad esempio:

– Definizioni diverse, a livello locale, di concetti chiave come “corporate intent”, “causalità”, “complicity”, ”lontananza” e “prossimità”;
– valori soglia differenti per la rilevanza giuridica di talune condotte
– la diversa valutazione dell’adeguatezza delle Human RightsDue Diligence in diversi contesti operativi.

A ciò si aggiunge la valutazione critica sulle complessità nella gestione dei casi transfrontalieri, richiederanno ulteriori riforme a livello nazionale per garantire che la direttiva possa realmente assicurare una tutela adeguata ai titolari dei diritti. Il successo della CSDDD dipenderà quindi non solo dalle sue disposizioni, ma soprattutto dalla loro attuazione pratica da parte degli Stati membri.

Allo stesso tempo, il report sottolinea i vantaggi derivanti dal fatto che la CSDDD abbia individuato uno standard di responsabilità delle imprese. Nel definire chiaramente il dovere di diligenza (duty of care) a cui le aziende possono essere ritenute responsabili quando non rispettano i loro obblighi di due diligence, la CSDDD può aiutare ad affrontare alcune sfide di responsabilità relative alla responsabilità tra società madre e controllata o alla responsabilità all’interno della catena di approvvigionamento. In tal senso, si ritiene che la CSDDD fornisca potenzialmente ai tribunali una base giuridica più chiara per ritenere le società legalmente responsabili dei danni ai diritti umani derivanti da operazioni di gruppo o catene del valore.

Il report prova quindi a indicare alcune strade per migliorare la qualità degli strumenti aziendali attraverso i quali le persone danneggiate possono accedere a un rimedio e ottenere soddisfazione.

Per ulteriori informazioni e per consultare l’intero report, cliccare qui.

 

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